Tina Lagostena Bassi e Marisa Bellisario: il centro studi futura celebra la Giornata internazionale della donna attraverso la testimonianza di grandi Donne della storia.

Si celebra oggi, lunedì 8 marzo, la festa della donna. Quella di “festa”, tuttavia, oltre che non essere propriamente la denominazione corretta, sembra rendere riduttiva una ricorrenza che pone al centro la donna in tutte le sue più belle e importanti declinazioni. L’8 marzo, intanto, per dovere di precisazione, è riconosciuto ufficialmente come Giornata internazionale della donna, una definizione che vuole sottolinearne gli aspetti sociali a scapito di quelli meramente mondani. Non quindi una “festa”, una sorta di mondana giornata all’insegna del consumistico divertimento o peggio, di una iniziativa di marketing commerciale, come quelle che si svolgono in favore degli animali in via di estinzione. La ricorrenza è stata istituita per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche raggiunte dalle donne, ma anche le discriminazioni di cui sono state e sono ancora oggetto nel mondo. 

Il centro studi Futura, in occasione della  Giornata internazionale della donna, ha predisposto un programma di studio e approfondimento svoltosi in tutte le sue sedi operative nei giorni scorsi. In tutte le sedi si è discusso di Donne, grandi figure femminili del passato che hanno contribuito a fare la storia del mondo. Non di recente, ma che affondano il loro impegno nella storia anche più remota.

Una prima riflessione emerge in considerazione delle conquiste fatte da donne anche della storia meno recente: c’è davvero bisogno delle quote rosa o di istituti legislativi per garantire il protagonismo delle donne o basta avere talento, qualità e determinazione per essere protagoniste. Certamente al giorno d’oggi è molto più facile da raggiungere il protagonismo femminile rispetto al passato, sembrerebbe fosse giusto asserire che basta avere qualità e determinazione. Però non è proprio così, almeno non in tutti i campi dell’agire, particolarmente in ambito socio economico: permane, almeno nel nostro Paese, ancora un forte ritardo nella direzione di una compiuta parità di trattamento economico nel mondo del lavoro.

Il centro studi Futura in tutte le sue sedi operative ha promosso l’approfondimento del percorso in vita di donne che hanno fatto la storia del mondo, cui ha seguito un dibattito e la pubblicazione anche su questo stesso webSite del lavoro realizzato, nella sezione dalle sedi territoriali.

Anche la Direzione Generale ha inteso dare il suo contributo, attraverso l’approfondimento di due figure, due donne italiane che hanno reso un servizio, attraverso il loro impegno, a tutte le donne italiane di oggi: Tina Lagostena Bassi e Marisa Bellisario.

Tina Lagostena Bassi, Avvocatessa italiana nota come “l’avvocato delle donne” per il forte impegno profuso in difesa dei diritti femminili, ha patrocinato in numerosi processi con reati di abuso e stupro combattendo con grande perizia giuridica. Si è battuta affinché il reato di stupro e gli abusi sulle donne fossero ascritti nel codice penale italiano tra i reati contro la persona e non più contro la morale.

Laureatasi in giurisprudenza all’università di Genova, iniziò la carriera accademica presso la cattedra di diritto penale, seguendo anche la professione forense. Si interessò dei diritti e dei problemi di violenza sulla donne sin dagli anni settanta in concomitanza con il fiorire dei movimenti femministi. Tra i tanti processi, ha fatto storia la difesa di una delle vittime del massacro del Circeo avvenuto nel settembre 1975. Eletta nel 1994 deputato in Parlamento, presiedette la Commissione nazionale per le pari opportunità, firmando anche nel 1996 la legge contro la violenza sessuale. Durante la sua lunga carriera ha sostenuto diverse associazioni (per es.empio  Telefono rosa) vicine ai problemi delle donne. Dal 1998 ha portato la sua esperienza in televisione partecipando al programma Forum in qualità di giudice d’arbitrato. Oltre alle numerose pubblicazioni giuridiche ha scritto con E. Moroli, L’avvocato delle donne: dodici storie di ordinaria violenza (1991, da cui è stata tratta la sceneggiatura, a sua firma, della miniserie RAI interpretata da M. Melato).

Marisa Bellisario, nel suo libro autobiografico esprime il rammarico per non aver fatto di più per le donne:“Non ho vissuto da protagonista il femminismo nei suoi anni più caldi”, dirà. In realtà, quando arriva all’Italtel le laureate sono solo il 5% e dopo pochi anni, grazie a lei, saranno il 27%. Decide, inoltre, di far parte della Commissione Nazionale per la parità tra uomo e donna, istituita nell’84 dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e presieduta da Elena Marinucci. Sceglie per sé la Presidenza della sezione per le nuove tecnologie, lasciando un documento in cui invita a studiare, ricercare, innovare perché, dice, “la tecnologia è il migliore alleato che la donna abbia mai avuto”. Ma soprattutto, Marisa Bellisario dimostra nei fatti come con il lavoro, i sacrifici e la fiducia in se stesse, si possa arrivare dovunque si vuole. Schietta e realista com’è, non promette strade in discesa. “Per una donna fare carriera è più difficile ma è più divertente”, scrive. Nel suo modello di vita e di lavoro non c’è posto per differenze di sesso ma di valori e in questo modo riesce a sublimare l’idea di parità.
E sarà il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad affermare che “… il suo impegno è per la storia femminile un simbolo dell’affermazione della parità tra uomo e donna”.

La prima Giornata Nazionale della donna venne celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti per iniziativa del Partito Socialista Americano, che scelse questa data in memoria dello sciopero di migliaia di camiciaie newyorkesi che, l’anno prima, avevano rivendicato con forza migliori condizioni di lavoro. L’anno seguente la ricorrenza venne introdotta anche in Europa sotto l’impulso dell’Internazionale Socialista, che, durante lo svolgimento del congresso di Copenhagen, decise di istituire la Giornata internazionale della donna per promuoverne i loro diritti e per sostenere la campagna in favore del suffragio universale. In quel momento, seguendo il modello statunitense, la sua celebrazione venne fissata l’ultima domenica di febbraio. AustriaDanimarcaGermania Svizzera, nel 1911, furono i Primi Paesi del vecchio continente a celebrare tale giornata. In Italia la prima Giornata internazionale della donna è stata festeggiata il 22 marzo 1922. Soltanto nel 1946, su proposta di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, è stata invece individuata la mimosa come suo simbolo ufficiale. Una scelta che si deve alla stagione di fioritura di questo fiore, che avviene sempre nei primi giorni di marzo, e ai suoi costi, abbastanza contenuti. Il giallo, inoltre, è il colore che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita, diventando così metafora delle donne che si sono battute per l’uguaglianza di genere. Nel 1914 si celebrò per la prima volta la festa della donna l’8 marzo. Una scelta forse casuale, visto che si trattava di una domenica. Esattamente tre anni dopo, a San Pietroburgo, le donne protestarono per chiedere a gran voce la fine della guerra: fu quella una delle prime manifestazioni della cosiddetta “rivoluzione di febbraio” (secondo il calendario giuliano, allora in vigore in Russia, avvenne infatti il 23 febbraio), seguita quattro giorni dopo dalla caduta dello zar. Il governo provvisorio che nacque concesse alle donne il diritto di voto. Dopo la rivoluzione bolsevica, fu Vladimir Lenin a istituire l’8 marzo come festività ufficiale. Nel corso degli anni, tuttavia, si sono diffuse alcune leggende sulla nascita della festa della donna. Tra queste, quella secondo cui sarebbe stata istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie in una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1909: incendio che, in realtà, non ci fu mai, a differenza di quello che causò 140 vittime il 25 marzo 1911. Secondo un’altra leggenda, la Giornata internazionale della donna sarebbe invece nata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857. 

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