Il Servizio Civile compie il miracolo: unire le forze politiche dalla Lega al PD.

Se da una parte la pandemia mostra un irresponsabile dibattito tra le forze politiche speculare alle rispettive posizioni di parte, più che funzionale alle straordinarie necessità del momento, negli ambiti delle politiche di gestione dell’emergenza covid-19 e più in generale di politica economica, dall’altra il mondo del servizio civile compie il miracolo di mettere tutti d’accordo. Cosa più unica che rara generalmente, unica se si considera il periodo da che ci affligge la pandemia.

La notizia è che finalmente l’Istituto del Servizio Civile Universale è quasi stabilizzato: ben 400 milioni stanziati dal Governo che consentiranno l’assunzione in servizio di 150.000 operatori volontari nei prossimi tre anni. Certo c’è voluta la fine del mondo, o quasi…una pandemia planetaria che ha fatto saltare vincoli e prassi di puro tecnicismo contabile.

«Sono davvero contento di aver chiesto e ottenuto 200 milioni in più per il 2021 e 200 milioni in più per il 2022 per il Servizio Civile Universale». È quanto ha dichiarato il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, con delega al Servizio Civile, il Cinquestelle On. Vincenzo Spadafora, all’indomani del Consiglio dei Ministri che ha discusso e approvato la nuova Legge di Bilancio 2021-2023 per complessivi 39 miliardi di euro. «Queste somme aggiuntive», ha specificato Spadafora, «serviranno per coprire i tagli che erano stati fatti dai precedenti Governi, ma sono certo che troveremo nei prossimi mesi ulteriori somme e che il Servizio Civile Universale sarà al centro degli investimenti previsti grazie al Recovery Fund». Con queste risorse lo stanziamento per il Fondo del Servizio Civile sale a 299,3 milioni di euro per il 2021 e a 306,5 milioni per il 2022.

«È molto importante garantire l’universalità», le parole dell’Onorevole Francesca Bonomo, deputata del PD, «Sicuramente oggi siamo a un punto di partenza molto diverso da prima. Questi 200 milioni in più ci permettono di partire da un numero di volontari consistente. Non si era mai visto un investimento in legge di bilancio così consistente». Secondo Bonomo «ci potremo concentrare anche su rendere applicabile la riforma. È vero che questa pandemia ci sta mettendo davanti all’impossibilità di spostarci. Ma quella riforma puntava molto sulla mobilità sia tra regioni che europea. È un punto da non dimenticare e su cui lavorare. Così come il riconoscimento delle competenze e il lavoro per ottenere ulteriori fondi dal Next Generation UE. Nel futuro rimane l’idea del servizio civile europeo che è importantissimo anche per uscire da questa emergenza che crea disgregazione e diseguaglianze». «Per quanto riguarda il problema formativo per i ragazzi che escono da due anni di formazione a distanza dovuti al Covid», conclude Bonomo, «in questo senso penso che sicuramente il servizio civile universale debba rimanere volontario. Ma credo però che dovremmo iniziare una discussione su un servizio obbligatorio inserito in un percorso di obbligatorietà scolastica. Ci sono diverse proposte di legge in Parlamento. Vediamo sempre di più quanto ci sia bisogno nei percorsi scolastici l’educazione alla cittadinanza e alla non violenza».

Il nocciolo della questione per la senatrice leghista On. Erica Rivolta «sono sempre stati i finanziamenti e c’è sempre stata poca risposta da parte del Governo e, inizialmente, dal ministro Spadafora. C’era l’occasione con la pandemia per finanziare in modo congruo il Servizio civile e si rischiato di perderla. Ricordo che i ragazzi volontari hanno prestato il servizio anche durante il periodo Covid quando avrebbero potuto stare a casa». Detto questo la senatrice sottolinea: «Siamo molto soddisfatti per queste risorse aggiuntive. Nel futuro, rispetto alle 50 mila partenze, c’è bisogno di più organizzazione e efficienza. Passa troppo tempo tra la presentazione dei progetti e l’effettivo avvio. Sulla criticità degli emarginati bisogna trovare un modo di coinvolgerli. L’universalità su questo non basta, perché serve la loro volontà, la loro scelta. Includere le persone più fragili è sostanziale. Anche sul tema dei controlli c’è disparità. Ci sono enti estremamente seri che fanno monitoraggi costanti e altri molto meno. Questo può esporre i ragazzi a situazioni difficili. Quindi sul tema dei controlli c’è da fare dei passi avanti. L’organizzazione deve essere più moderna e più veloce».

«Oggi abbiamo un punto importante di partenza , questi 200 milioni in più» è la convinzione dell’Onorevole Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva, «Partiamo da qui dicendo che il lavoro parlamentare e la centralità del parlamento su come dovranno essere declinate queste ulteriori risorse è fondamentale. Le risorse sono importanti per dare questo tema la stabilità che è mancata in questi anni. Avere un programmazione continua permette di dare solidità e perseguire i principi veri che danno vita a questo strumento». Per la deputata «l’attenzione del servizio civile va puntata non solo sulla valorizzazione delle competenze che assumono i giovani volontari ma anche sulle competenze che questi ragazzi portano in dote. Da questo punto di vista la Riforma del Terzo Settore va sempre letta insieme alla Riforma del Servizio civile che parla di “nuove competenze per rispondere a vecchi e nuovi bisogni”. Questo deve essere attualizzato non solo in riferimento all’emergenza attuale ma anche rispetto ai nuovi bisogni che si aprono. In questo senso anche il Family Act, rispetto al tema educativo non convenzionale, è da tenere ben presente. Il servizio civile rientra in quella definizione». Per Gadda tutte queste sfide saranno vinte solo «a fronte di un terzo settore che saprà raccontarsi avrà un futuro. Penso ai bilanci sociali e all’attività di descrizione delle attività e delle finalità che si lega molto col tema della csr e della collaborazione con le imprese».

Carmelo Cortellaro.

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